Schifano Mario

Schifano Mario

Mario Schifano nasce a Homs, in Libia, nel 1934. Nell'immediato secondo dopoguerra la sua famiglia si trasferisce a Roma e inizia a dipingere. I suoi debutti sono all'interno della cultura informale con tele ad alto spessore materico, solcate da un'accorta gestualità e segnate anche da qualche sgocciolatura. Con opere di questo genere inaugura la sua prima personale nel 1959 alla Galleria Appia Antica di Roma. È comunque in occasione della mostra che tiene l'anno successivo alla Galleria "La Salita" in compagnia di Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini, che la critica comincia a interessarsi del suo lavoro.

Abbandonata l'esperienza informale, la sua pittura mutua radicalmente nel volgere di pochi anni; ora dipinge quadri monocromi su carte incollate su tele. Il dipinto diventa "schermo", punto di partenza, spazio di un evento negato in cui, qualche anno dopo, affioreranno cifre, lettere, frammenti segnici della civiltà consumistica, quali il marchio della Esso o della Coca-Cola. Nel 1961 ottiene il Premio Lissone per la sezione "Giovane pittura internazionale" e tiene una personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. L'anno successivo è negli Stati Uniti; conosce la Pop Art, resta colpito dall'opera di Dine e Kline ed espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realist. Ritorna negli States sul finire del 1963, dopo aver allestito personali a Roma, Parigi e Milano, e vi rimane per la prima metà dell'anno seguente, quando viene invitato alla Biennale di Venezia. Sono di questo periodo i paesaggi anemici, una serie di tele in cui il mondo naturale viene evocato sul filo della memoria attraverso frammenti, particolari, scritte allusive. L'artista opera ora per cicli tematici e verso la fine del 1964 accentua quell'interesse verso la rivisitazione della storia dell'arte che lo porterà negli anni successivi ai notissimi pezzi dedicati al Futurismo usando un’immagine appartenente alla memoria collettiva, quindi usurata, consumata, un'immagine tratta dai mezzi di comunicazione di massa, quale l'immagine fotografica del gruppo storico futurista a Parigi. Le sue prime esperienze cinematografiche risalgono al 1964.

Agli inizi degli anni ‘70 comincia a riportare delle immagini televisive direttamente su tela emulsionata, isolandole dal ritmo narrativo delle sequenze cui appartengono e riproponendole con tocchi di colore alla nitro in funzione estraniante. Dapprima è il materiale raccolto negli Stati Uniti durante i sopralluoghi per la progettazione del film “Laboratorio umano”, mai realizzato, poi il patrimonio di immagini che quotidianamente trasmettono le nostre stazioni televisive. Nel 1971 partecipa alla mostra “Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-70” curata da Achille Bonito Oliva; in seguito tiene personali a Roma, a Parma, a Torino e a Napoli ed è presente alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, rassegna allestita nel parcheggio di Villa Borghese, sempre a Roma e ancora a cura di Bonito Oliva. Nel 1974 l'Università di Parma gli dedica una vasta antologica di circa 100 opere che consentono di leggere per intero la sua avventura pittorica e definirne le linee portanti, evento accolto in maniera ridotta dalla critica.

In questo periodo schifano è meno presente nel palcoscenico dell'arte, dibattuto fra tanti dubbi ideologici ed esistenziali che interferiscono ovviamente pure sulle sue capacità creative, non a caso questo particolare momento coincide con i d'aprés, lavori di ripensamento in cui Schifano rifà Magritte, De Chirico, Boccioni, Picabia, Cèzanne. E rifà anche se stesso, ripetendo i quadri che ha dipinto nel corso degli anni ’70.

Nel 1976 partecipa alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Bologna alla mostra Europa/America; due anni dopo è invitato nuovamente alla Biennale di Venezia e presenta alla Tartaruga di Roma "Il capolavoro sconosciuto", rielaborazione del noto omonimo racconto di Balzac. Intanto, sul finire del decennio, l'artista ritrova il piacere della pittura e appronta le serie Al mare e Quadri equestri. Diverse sue opere sono in mostra nel 1979 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1980 viene invitato da Maurizio Calvesi alla mostra Arte e critica 1980, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e l'anno successivo è tra i pochissimi artisti selezionati da Germano Celant per “Identitè italienne”, mostra organizzata al Centre George Pompidou di Parigi. Sempre del 1981 sono il gruppo di dipinti raccolti sotto il titolo Cosmesi, cui seguono i cicli Architettura, Biplano, Orto botanico. È ancora presente alla Biennale di Venezia nel 1982 e nel 1984, anno in cui espone anche al Palazzo delle Prigioni Vecchie. Nel 1989, è presente alla rassegna Arte italiana nel XX secolo organizzata dalla Royal Academy di Londra e tiene personali al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e al Padiglione d'arte Contemporanea di Ferrara. Quest'ultima mostra diverrà poi itinerante, toccando diverse città italiane, per giungere infine in Francia, al Centre d'Art Contemporain di Saint Priest nel 1992. Nel 1994 è presente alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968, organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York e trasferita l'anno seguente alla Triennale di Milano e al Kunstmuseum Wolfsburg. Nel 1996 Schifano rende un omaggio alla sua Musa Ausiliaria, ovvero alla televisione intesa quale flusso continuo di immagini in grado di strutturarsi come vera e unica realtà totalizzate della nostra epoca.

Se alla fine degli anni ‘60 si limitava a estrapolare dai programmi televisivi dei singoli fotogrammi e a proiettarli decontestualizzati sulla tela, ora, invece, interviene sulle immagini pittoricamente mutandole ulteriormente di senso. Allestisce con una quarantina di tele di questo genere e un migliaio di fotografie ritoccate a mano, una grande mostra che è stata ospitata dapprima presso la Fondazione Memorial da Amèrica Latina di San Paolo del Brasile e poi presso il Museo di Belle Arti di Buenos Aires; nel corso del 1998 sarà presentata alla Fondazione Wifredo Lam dell'Avana e a Città del Messico. Durante un suo viaggio in Brasile compie un happening all'interno di una favela di Rio de Janeiro. Muore a Roma il 26 gennaio 1998.

Schifano Mario

Dimensione: 70x100

Tecnica: tela emulsionata

Anno: 1990/95

Schifano Mario

Dimensione: 70x100

Tecnica: mista su tela

Titolo: Campo di grano

Periodo: anni '80 

Schifano Mario

Dimensione: 200x90

Tecnica: mista su tela

Titolo: Palma

Periodo: anni '70